COME MI VIENE...

venerdì, 22 maggio 2009

NELLA MORTE, LA VITA

Fu un mio errore
troppo calore inaridisce
inutilmente ho cercato di riparare
l'irreparabile
ho provato di tutto
la luna,
le stelle,
tutto l'universo t'avrei donato
per averti ancora verde e rigogliosa
ma tu inaridivi ogni giorno di più
disperazione
il tempo corre via
nuovi fiori nascono
vecchi ne muoiono
ma a te mai ho rinunciato


ho sempre sperato in te
fermamente
con tutto me stesso


Mai inverno fu più lungo
pieno di nebbia,
di acqua,
di buio
e di un'illusione: di vederti rinascere
d'improvviso, la primavera
esplosione di verde e di colori
nuova vita intorno
nei volti
nelle piante
ma non in te
resti un ramo secco
ingiallito dal sole
marcito dall'acqua
privo di linfa vitale


ho sempre sperato in te
fermamente
non son riuscito a buttarti via


Quando meno te l'aspetti
un attimo prima dell'addio
sei rinata
d'incanto
meravigliosa
ancora piccola,
ma sarai grande
sempre più grande
e profumata
e rigogliosa
mi regalerai i tuoi frutti
berrò il tuo succo
e con te nutrirò tutti i miei sensi
mai ho smesso di credere in te
sin da quando eri solo un seme

è venuto così a: tiggei71 erano le ore 11:15 | link | commenti
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mercoledì, 20 maggio 2009

ISTERIA

Ricorda sempre che non è giusto riversare la propria isteria su chi non c'entra nulla. Piangi, sfogati, urla la tua rabbia al cielo, prendi la giusta decisione e sorridi alla vita... cambia poco se sei incazzata e nervosa, isterica e depressa: a soffrirne sei sempre e solo tu. Da sola. Agli altri poco importa. Ma quando la sera spegni l'ultima sigaretta ed asciughi l'ultima lacrima, mentre le stelle stan lì a guardarti e forse un po' di pena per te la provano anch'esse, mentre anche la luna si sente giù al punto da mostrare solo uno spicchio di sé quasi a voler evidenziare il buio che l'avvolge, lascia che un raggio di sole trafigga il tuo cuore e lo faccia parlare. Tu devi solo ascoltarlo. Poi andrà tutto bene.

è venuto così a: tiggei71 erano le ore 12:31 | link | commenti
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martedì, 19 maggio 2009

LACRIMA DI LUCE

Ascolta
Ascolta quel che ho da dirti
Ascolta il silenzio delle mie parole e osserva la luce dei miei occhi
È forte e viva
È lì che si mal cela il mio cuore

Sorrido, pensandoti sempre più lontana
Le labbra si distendono a raccogliere una lacrima di luce
Che per terra non finirà
Mai

è venuto così a: tiggei71 erano le ore 11:52 | link | commenti
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ISTINTIVO,

quale sono, quale sono sempre stato, quale sempre sarò. Non tediatemi con discorsi sulla maturità che un uomo dovrebbe avere alla mia età. Sorrido scuotendo la testa. Peu importe. Io voglio essere ogni giorniodi più quel che mi va di essere. Che sicuramente non andrà bene a te, ma va bene a me. Tu non sei me, ricordalo bene. Non giudicarmi mai, perché quando mi guardo allo specchio nei miei occhi vedo me. Non te. E' a me stesso che devo render atto. E se io arrossisco davanti alla mia immagine riflessa perché son stato quel che non volevo essere, non è bene. Lasciate che sia me stesso. Sempre. E comunque. Sento la necessità e la voglia di piacere a me; a nessun altro.

è venuto così a: tiggei71 erano le ore 11:40 | link | commenti
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venerdì, 08 maggio 2009

luglio 1981

Riccio! Ogni riccio un capriccio!
rideva, la donna. Lui grugnì di disappunto sempre più forte e si allontanò da quel volto tanto caro ma che in quel momento ispirava in lui tanto odio. Odio. Parola troppo grande per un bimbetto di dieci anni, in un mezzo pomeriggio di un'afosa giornata di luglio quando intorno c'è solo il silenzio col sottofondo di un frinire di cicale. Aveva appena finito di leggere un bel libro, e non voleva cominciarne un altro. Era solo, di andare al mare non ne aveva voglia. Voleva qualcosa di più, ma non sapeva esattamente cosa... Invece lo sapeva benissimo. E lo sapeva benissimo anche lei. Lo cercava disperatamente, ne aveva un forte bisogno eppure tanta paura di chiederlo. Di riceverlo. Di sciogliersi tra le sue braccia. Lei provava ad avvicinarsi, ma lui fuggiva. Lontano. E grugniva fastidiosamente. Arrivarono ai ferri corti. Poi arrivò mamma sorella. Vide la scena, capì. Gli diede i soldi e lo mandò a comprare il gel. Hair gel. Lui rimase stupito, ma l'idea gli piacque. Si precipitò nel negozio chiedendo un tubetto di hair gel. C'era, evviva. L'aprì ed odorò. Aveva un buonissimo odore. L'idea che qualcuno passasse le mani sui suoi capelli per applicargli il gel gli fece venire i brividi. Pagò e corse a casa raggiante come mai. Mamma sorella lo fece sedere, gli bagnò i capelli ed applicò il gel sui suoi ricci. Lui era emozionatissimo. Sentiva la pelle friggere, una sensazione stupenda. Per un secondo chiuse gli occhi, poi li riaprì per paura che qualcuno vedesse quel suo stato di felicità suprema.
I ricci scomparvero, più o meno tutti. Anche quelle mani non ci sono più. E nessun altro paio di mani ha accarezzato i miei capelli con tanto
affetto come fece mamma sorella quel tardo pomeriggio di un'afosa giornata di luglio.



"Ma io ho una bambina, negli intervalli,
che mi accarezza i bianchi capelli.
E gli anni si fanno docili al suo tocco
mi bacia sulle guance crudeli
e giochi pazienti di rami mi intreccia
con le sue pupille da gatta"
(tratto da "ecco com'è che va il mondo" di Franco Battiato)

è venuto così a: tiggei71 erano le ore 15:15 | link | commenti
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il funerale

Se uno muore non importa a nessuno, purché sia sconosciuto e lontano

Qualcuno andò perché la conosceva. Di vista.

Qualche altro perché andavano tutti.

Un tizio piangeva perché vedeva gli altri farlo.

Un altro era in disparte, ed osservava con fare distaccato e con un velo di tristezza sul volto.

La bambina piangeva perché vedeva la madre piangere e soffriva per lei. Che a sua volta piangeva per non fare brutta figura: erano in troppi a farlo per non farlo anch’ella.

Un uomo s’era messo la cravatta delle grandi occasioni. Quelle che capitano poche volte nella vita. Per fortuna!

Un intervenuto piangeva perché non riusciva a trattenere le lacrime davanti al dolore dei giovani figli.

Qualchedun’altro pensava che tra meno di mezzora avrebbe dovuto far ritorno in ufficio; che palle. Sperava che il sacerdote si dilungasse in chiacchiere inutili per prorogare la lontananza dal lavoro.

Una donna si commosse ascoltando le parole del prete: davvero toccanti.

Una ragazza sedette nelle prime file perché tutti potessero sentirla singhiozzare. Mossa vincente: la sentirono tutti forte e chiaro.

Lui invece non andò, aveva delle scadenze improrogabili. Al lavoro non si comanda. Manderà un telegramma. O li incontrerà per strada dimostrando tutto il suo disappunto per la prematura scomparsa della cara donna.

Una sorella era disperata; mai aveva provato tanto dolore in vita sua. I suoi occhi erano due laghi senza fondo. Come il suo infinito dolore. E mentre una voce sommessa dal pulpito raggiungeva la platea, nella sua mente correvano ricordi di bambina. E il suo pianto sembrava non avere più fine.

L'altra sorella aveva una lacrima che le bagnava le gote. Sembrava disegnata. Come quel ritratto, lì, vicino al letto di morte. Il suo sguardo era assente. Pensava al suo Dio, cui fermamente credeva, e gli chiedeva il perché di una morte tanto assurda, tanto dolorosa, tanto ingiusta. La sua fede era profonda, ma rivolgendosi alla sua Luce chiedeva luce, e stavolta non le bastava la fede. Troppo buio attorno a lei.

La mamma piangeva come tante volte le era capitato in passato per i tanti morti che avevano funestato la sua esistenza. Quello era però un dolore troppo grande cui farsi carico. Ricordi, ricordi e ancora ricordi di una figlia fredda dentro una bara sigillata. Nessun pensiero al Dio che tanto amava, solo il nero morte nella sua mente.

I figli piangevano, la loro memoria tornava al passato quando quella voce che ora più non c’era riempiva la loro solitudine. Che ora tornava prepotentemente a farsi strada dentro di loro. La loro mamma li aveva abbandonati per sempre, e una mamma non puoi sostituirla con niente e nessuno. Il loro dolore silenzioso era rotto da qualche singhiozzo incontrollato, mentre il cuore si chiedeva perché; senza ottenere risposta alcuna.

Il marito. Unico depositario del triste segreto per tre lunghi anni, tutto dentro, si era fatto carico dell’intero dolore per darne una goccia alla volta a figli e parenti. Ma lui sapeva tutto. Aveva provato a rendere più lunga l’esistenza della moglie. Si era accollato il fardello della casa. Dei figli. Della moglie. Dei rimproveri. In silenzio. I suoi occhi erano gonfi, di tanto in tanto grossi lacrimoni scendevano sul suo viso e finivano la loro corsa nel freddo pavimento della chiesa. Gelido come quel corpo che un’ora prima aveva baciato per l’ultima volta. Le gambe gli tremarono quando la funzione terminò.

La bara fu issata sulle spalle di quattro robusti ragazzi ed infilata nel carro funebre.

Salirono in auto e seguirono il carro, direzione cimitero. Nessuna parola. Qualche singhiozzo soffocato. Un pianto sommesso. Tanti bigi pensieri, ciascuno i propri.

“Dovrebbero prendere tutti esempio da questa famiglia, dalla loro grande unione, più unica che rara al giorno d’oggi”.

Le parole del parroco rimbombano ancora nella mia testa. Una famiglia unita. Nel dolore. Nella sofferenza. Nella gioia. Da quel dì di un mese e mezzo fa qualcosa non c’è più. Qualcuno. Una persona. Una voce. Una risata. Sento ancora la sua voce roca che mi domanda se sono ancora innamorato di quella lì e se soffro ancora per lei.

L'avevo definita una partita a scacchi, ricordi?

“Si zia, ma non ha tanta importanza davanti a un feretro che marcisce sotto terra”

La sua risata scoppia fragorosa e mi travolge, rendendomi felice. Massì, che vuoi che sia, la morte? Però manca, cazzo se manca! Lei non è più qui. Sento un altro scoppio di risa rimbombare in tutte le pareti del mio cervello. Sa di tutti i profumi del mondo, m'illumina di tutti i colori e mi riconcilia con la vita. È lei, non mi sbaglio. Rido anch'io, di vera gioia, mi sento felicemente trasportato al punto da credere davvero che nessuno muore nel cuore di chi resta.


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