COME MI VIENE...

mercoledì, 25 luglio 2007

EMOZIONE N. 3 - la funzione religiosa

domenica si è sposato mio fratello. La vita va avanti veloce come una schiacciasassi e vorrebbe non ti fermassi a pensare a quel che è stato, a quel che hai vissuto. Così le emozioni, da vibranti, si trasformano in ricordi; belli ma semplici ricordi. Questo evento però è stato un'emozione. E io quella voglio raccontare.

Vivendo fuori, non ho assolutamente vissuto il pre-matrimonio e tutti gli impegni che ne conseguono. Sono arrivato, diciamo così, a pappa pronta, mettendomi a disposizione per ovviare alla mia (peraltro giustificata) assenza. E tutte le cose che ho fatto mi son servite per soffocare dentro quest'emozione, per ricacciare indietro le lacrime. Questa bellissima cosa che tanto fa vergognare... le lacrime. Le mie lacrime. Versate in solitario sotto la doccia. Perchè ero felice per il sogno che andava a coronare...

Di per sè non c'è stato nulla di commovente. La predica è stata tranquilla, la messa è durata un'ora e mezza ma è scorsa via piuttosto tranquillamente. Ma noi testimoni, noi fratelli, eravami al fianco degli sposi. Vedevamo i loro volti, non le loro schiene. Erano tranquilli, sembravano non essere emozionati, come se quel passo fosse la cosa più naturale di questo mondo.

Non per me. Valerio si sposava; mio fratello, il mio compagno di giochi da sempre, lo sfogo della mia rabbia, della mia cattiveria. Ricordo quando lo picchiai con violenza e lo minacciai che, se avesse detto qualcosa a mamma e papà, lo avrei gonfiato ancor più di botte. Lui si mise a piangere; ma non era un pianto di dolore. Era di sofferenza per la mia estrema cattiveria; per il mio modo di essere impietoso, arrogante e prepotente. Era un pianto come a dire: "perchè mi vuoi così male?"

In quel momento rientrò mia madre, capì tutto, lui non rivelò niente, ma non ci voleva una laurea per capire che la causa di quel pianto ero io. Così mi picchiò e mi punì. Ma lui non disse niente. Continuava a piangere silenziosamente.

Ero un bambino, non avevo più di 10 anni. E lui due in meno di me. Quel giorno mi diede una lezione che a distanza di un quarto di secolo ancora ricordo nitida e non dimentico... Quel pianto silenzioso è rimasto dentro me, ed ho sempre voluto scusarmi con lui di quell'episodio. Prima che si sposi glielo dirò, mi son detto più volte. Valerio s'è sposato, e io non ho ancora chiesto scusa...

Mentre lo osservavo sull'altare nella mia testa scorreva quel film; e ricacciare le lacrime da dove erano venute è stata impresa ardua. Cosa che non son riuscito a fare ora che sto scrivendo.


è venuto così a: tiggei71 erano le ore 15:47 | link | commenti
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EMOZIONE N. 2 - la foto coi fratelli

domenica si è sposato mio fratello. La vita va avanti veloce come una schiacciasassi e vorrebbe non ti fermassi a pensare a quel che è stato, a quel che hai vissuto. Così le emozioni, da vibranti, si trasformano in ricordi; belli ma semplici ricordi. Questo evento però è stato un'emozione. E io quella voglio raccontare.

Vivendo fuori, non ho assolutamente vissuto il pre-matrimonio e tutti gli impegni che ne conseguono. Sono arrivato, diciamo così, a pappa pronta, mettendomi a disposizione per ovviare alla mia (peraltro giustificata) assenza. E tutte le cose che ho fatto mi son servite per soffocare dentro quest'emozione, per ricacciare indietro le lacrime. Questa bellissima cosa che tanto fa vergognare... le lacrime. Le mie lacrime. Versate in solitario sotto la doccia. Perchè ero felice per il sogno che andava a coronare...

La foto della domenica mattina, prima di recarci in chiesa per la funzione. Altra emozione. Il fotografo in casa, foto dello sposo con tutti i familiari. Prima con i genitori, poi con i fratelli, poi tutti insieme. Quella con i fratelli è stata un qualcosa di incredibile... che solo più tardi ho realizzato, ma che in quel momento è stata la cosa più naturale del mondo.

Mio fratello (lo sposo), mia sorella ed io. E Davide, il fratello acquisito. Ha fatto la foto con noi. Il fotografo voleva fare una foto con tutti fratelli. E lui è un fratello, anche se dall'età di 6 anni vive con un'altra famiglia, con altri genitori... con la sua famiglia. Noi l'abbiamo avuto in affido per un paio d'anni circa.

Fare le foto con lui non è stata una cazzata; stava a significare che lui è nostro fratello. Il nostro terzo fratello! Da sempre. Nove anni e più di mille chilometri di distanza non cancellano l'affetto per una persona!


è venuto così a: tiggei71 erano le ore 15:33 | link | commenti
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EMOZIONE N. 1 - il regalo

domenica si è sposato mio fratello. La vita va avanti veloce come una schiacciasassi e vorrebbe non ti fermassi a pensare a quel che è stato, a quel che hai vissuto. Così le emozioni, da vibranti, si trasformano in ricordi; belli ma semplici ricordi. Questo evento però è stato un'emozione. E io quella voglio raccontare.

Vivendo fuori, non ho assolutamente vissuto il pre-matrimonio e tutti gli impegni che ne conseguono. Sono arrivato, diciamo così, a pappa pronta, mettendomi a disposizione per ovviare alla mia (peraltro giustificata) assenza. E tutte le cose che ho fatto mi son servite per soffocare dentro quest'emozione, per ricacciare indietro le lacrime. Questa bellissima cosa che tanto fa vergognare... le lacrime. Le mie lacrime. Versate in solitario sotto la doccia. Perchè ero felice per il sogno che andava a coronare...

Il biglietto che ho scritto per accompagnare il regalo. Mia sorella aveva tirato fuori una frase di Hesse... io mi sono incazzato. Con me stesso. Perchè cazzo non c'ho pensato? Come ho potuto non pensare che avrei dovuto scrivere un qualcosa che uscisse da dentro me??? Così sono andato in camera, la nostra, la mia e di mio fratello. E lì m'è sgorgato dal cuore un pensiero. Che non scriverò in questo blog, sono cazzi miei, di mia sorella, di mio fratello e di sua moglie. Punto.

Ma che descriveva esattamente quel momento. Di felicità, ma qualsiasi parola era impossibile da pronunciare: il groppo in gola era tale da impedire che qualsiasi suono uscisse dalla mia bocca. Lo hanno letto in silenzio, ed apprezzato. Mia sorella ed io avevamo gli occhi lucidi e lo sguardo basso... E' stata l'emozione più forte di questa tre giorni ascolana.


è venuto così a: tiggei71 erano le ore 15:26 | link | commenti
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giovedì, 19 luglio 2007

EMPATIA

chi ha scritto questo va ben oltre il semplice essere umano

mi sei mancato tanto....quando ti scrivo son così felice...quando ti leggo....è questo che ti rende magico...come tu riesca a far sentire me nel momento in cui ti penso...


è venuto così a: tiggei71 erano le ore 17:26 | link | commenti
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ASCOLI CALCIO 1898

riprende a batter forte il cuore per il nostro magico Picchio. Anche dopo una stagione fallimentare come quella dello scorso anno. Ma, si sa, noi ascolani siamo fatti così. Sbraitiamo, sbuffiamo, smoccoliamo, ci incazziamo, offendiamo tutto e tutti. Poi però il cuore torna a tingersi di bianconero e questa passione che ci accomuna, questo pozzo senza fondo che è in noi, torna a farci vedere le cose in positivo. E riprende la speranza, l'illusione, la voglia di tornare allo stadio con la sciarpa al collo a far casino.

Ecco, io sono pronto. Pronto per rientrare in uno stadio ad incitare i miei beniamini. Sto già scalpitando per una stagione che è appena cominciata. Solo e sempre,

FORZA PICCHIO!


è venuto così a: tiggei71 erano le ore 15:07 | link | commenti (1)
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LA SERIE B

Per chi non lo sapesse o non lo ricordasse, ecco le modifiche di regolamento a partire da quest'anno:
SALARY CAP
1) Entra quest'anno in vigore il cosiddetto Salary Cap“. Esso prevede che ogni team non usi più del 70% dei ricavi per gli ingaggi dei giocatori della rosa (questa percentuale nel 2008 sarà il 60%). Una società che superasse questo limite sarebbe costretta a far integrare la la differenza dal proprietario del club, pena la perdita del diritto alla mutualità, cioè ai soldi che la Lega Calcio ripartisce tra le società.
LE ROSE
2) Le rose poi dovranno esser composte al massimo di 22 giocatori (nel 2009 si arriverà a 20), con l’aggiunta però, eventualmente di 4 giocatori provenienti dal settore giovanile e un numero illimitato di under 21.
PARACADUTE PER LA C
3) Per le società che retrocedono in C è previsto un “paracadute” di 500.000€ per aiutare questi club a risollevarsi.

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giovedì, 12 luglio 2007

DREAM THEATHER E L'ASCOLI

MIKE PORTNOY dei "Dream Theater" nel concerto di PIAZZA DEL POPOLO - ASCOLI

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è venuto così a: tiggei71 erano le ore 15:36 | link | commenti (2)
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Mi chiamo Vincenzo Paparelli ...

di Massimiliano Governi

Mi chiamo Vincenzo Paparelli, e sono morto il 28 ottobre del 1979.
Forse qualcuno si ricorda ancora di me. Ero un uomo di trentatrè anni che un giorno fu ucciso allo stadio Olimpico da un razzo a paracadute di tipo nautico sparato da un tifoso ultrà della Roma. Quando sono stato colpito stavo mangiando un panino. Mia moglie Wanda cercò di estrarmi quel tubo di ferro dall'occhio sinistro, ma siccome il razzo bruciava ancora, finì per ustionarsi una mano. Il medico che mi ha prestato i primi soccorsi, dichiarò che nemmeno in guerra aveva visto una lesione così grave. Il giorno dopo tutti i giornali mostrarono una fotografia scattata qualche mese prima, che mi ritraeva in un ristorante insieme a mia moglie. Soltanto il quotidiano Il Tempo pubblicò l'immagine di me, riverso per terra, con la faccia insanguinata e
l'orbita dell'occhio sinistro vuota. Sono stato la seconda vittima del tifo calcistico in Italia, la prima era un tifoso della Salernitana che nel 1963 morì in seguito a degli scontri scoppiati in tribuna con dei tifosi del Potenza. Tra le personalità del mondo sportivo il primo ad accorrere all'ospedale Santo Spirito, dove sono giunto ormai morto, è stato il Presidente del Coni Franco Carraro. Mio cognato quando ha sentito alla radio il mio nome ha pensato a un caso di omonimia. Mio fratello quando ha saputo della disgrazia, ha avuto un forte senso di colpa perché mi aveva prestato la tessera e quel giorno allo stadio al mio posto doveva esserci lui. Mia moglie, che era accanto a me nell'ambulanza, per tutto il tempo mi ha pregato di non morire e mi ha tenuto stretta la mano. Dopo aver sbrigato tutte le formalità in questura e aver ritirato i documenti e i miei oggetti personali, ha avuto una crisi e ha cominciato a urlare. Sulle foto apparse sui giornali i giorni seguenti è ritratta insieme a sua madre che cerca di consolarla e le tiene un braccio sulla spalla. Ha la faccia stanca e scavata, e nei suoi occhi c'è qualcosa di terribile. Il mio nome e quello de i miei familiari sono comparsi sui quotidiani per tutta la settimana dopo l'omicidio e anche quella successiva, ma sempre con minore risalto. Io sono stato definito unanimemente un uomo normale e tranquillo, con un'unica passione, quella per la Lazio. Alcuni quotidiani hanno sottolineato più volte che avevo un'officina meccanica in società con mio fratello e vivevo in una moderna borgata romana chiamata Mazzalupo. Qualcuno ha scritto che avevo comprato il televisore a colori con le cambiali, e il mio unico lusso era un Bmw di seconda mano che tenevo in garage e lucidavo come uno specchio. Dopo la mia morte, il capitano della Lazio Pino Wilson ha telefonato a mia moglie per porgerle le condoglianze. Anche il sindaco di Roma Petroselli ha telefonato, e si è offerto di pagare le spese del mio funerale e ha messo a disposizione della mia famiglia un assistente sociale. Il giocatore Lionello Manfredonia è andato a far visita ai miei familiari regalando a mio figlio più piccolo la sua maglietta con il numero cinque. Al mio funerale c'era tutta la squadra della Lazio, insieme all'allenatore Bob Lovati e al presidente Lenzini. I giocatori della Roma invece non hanno partecipato perché impegnati con la trasferta di Coppa Italia a Potenza, al loro posto la società ha inviato i ragazzi della Primavera. Alla cerimonia funebre hanno assistito migliaia di persone e per quel giorno è stato proclamato il lutto cittadino. La Fondazione Luciano Re Cecconi ha devoluto un milione in beneficenza alla mia famiglia. La giunta regionale del Lazio ha stanziato la somma di cinque milioni come segno di solidarietà. La Società Sportiva Roma ha fatto affiggere una targa in Curva Nord per ricordare la mia persona. Mio fratello Angelo ha proposto alle due società romane una partita Lazio-Roma mista cioè con i giocatori laziali e romanisti mescolati nelle due formazioni, ma alla fine non se n'è fatto niente. Per alcuni giorni sono stato oggetto di un acceso dibattito sulla violenza negli stadi. Il sindaco di Roma ha affermato che bisognava meditare su questa tragedia e discuterne in tutti i club sportivi e nelle scuole. Qualcuno ha proposto che fossero installati negli stadi degli impianti di televisione a circuito chiuso per individuare i tifosi violenti. Il capo degli arbitri, Giulio Campanati, ha chiesto l'abolizione della moviola in Tv. Per alcuni mesi sono state prese drastiche misure repressive: è stato proibito l'ingresso allo stadio di aste di bandiera, tamburi e persino di striscioni dai nomi bellicosi, e anche di spillette e toppe che potessero risultare offensive. Il pubblico doveva incitare la propria squadra solo con la voce e con le mani. Il mio nome è stato, a secondo dei casi, inneggiato e sbeffeggiato dai tifosi della Lazio e della Roma Sui muri della città ancora oggi campeggiano scritte che dicono «Paparelli, sarai vendicato», o «Paparelli non ti dimenticheremo», o anche «10, 100, 1000 Paparelli» o ancora, «Paparelli ti sei perso i tempi belli». In questi ultimi anni i giornali hanno parlato di me, soltanto all'indomani di un nuovo delitto avvenuto allo stadio. Nel 5° anniversario della mia scomparsa, i tifosi mi hanno ricordato prima di una partita con la Cremonese. Sul tartan, all'altezza della Tribuna Tevere hanno spiegato uno striscione con scritto «Vincenzo vive», mentre la curva intonava «28 ottobre Lutto Nazionale». Nel 10° anniversario è stato inaugurato il «Lazio Club Nuovo Monte Spaccato, Vincenzo Paparelli». L'anniversario della mia morte è stato commemorato dai tifosi laziali della Curva Nord per oltre quindici anni, poi da qualche tempo è calato il silenzio. Il torneo di calcio Vincenzo Paparelli è arrivato soltanto alla terza edizione, poi si è fermato per mancanza di finanziamenti. I lavori per le ristrutturazioni dello stadio Olimpico di «Italia '90» hanno cancellato per sempre le curve di un tempo, e con loro la targa di marmo che mi ricordava. Sul motore di ricerca Yahoo digitando il mio nome e cognome racchiudendolo tra virgolette, il risultato dice sempre «Ignored». Nell'archivio del quotidiano il Messaggero, risulta che l'ultima volta che sono stato nominato è il 5 febbraio del 1995, in occasione di un breve articolo sul mio assassino. Il mio assassino si chiamava Giovanni Fiorillo, aveva diciotto anni ed era un pittore edile disoccupato. Subito dopo l'omicidio ha fatto sparire le sue tracce e si è dato alla latitanza. Qualcuno diceva di averlo avvistato a Pescara, qualcun altro a Brescia, qualcun altro ancora a Frosinone, che chiedeva informazioni per comprare le sigarette. Dopo quattordici mesi di clandestinità, si è costituito. Nel 1987 è stato condannato in Cassazione per omicidio preterintenzionale: sei anni e dieci mesi a lui che aveva lanciato il razzo, quattro anni e sei mesi agli altri due complici che lo avevano aiutato a introdurre nello stadio l'ordigno e a utilizzarlo. Durante quel girovagare per l'Italia e per la Svizzera ha telefonato quasi tutti i giorni a mio fratello Angelo, chiedendo scusa e giurando che non voleva uccidere quel giorno allo stadio. Era un ragazzo come tanti, abitava a Piazza Vittorio, era patito della Roma. Sua madre lavorava al mercato, suo padre aggiustatore meccanico. Era gente del popolo, come me. L'articolo sul giornale diceva che Giovanni Fiorillo è morto il 24 marzo del 1993: forse per overdose, forse consumato da un brutto male. Mio fratello Angelo l'ha perdonato, così come l'hanno perdonato mia moglie e anche i miei figli. Una cosa è certa, quel ragazzo è stato sfortunato, così come lo sono stato io. Mi chiamavo Vincenzo Paparelli. Sono morto il 28 ottobre del 1979. Forse qualcuno si ricorda ancora di me.

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mercoledì, 11 luglio 2007

L'INCASTRO PERFETTO

fase di stanca. sto profondendo tutti i miei sforzi in un'unica direzione. sento che è quella giusta; forse l'unica giusta. Potrebbe andar male... si, potrebbe.

però... chissà! cmq, se anche dovesse andar male, non avrò nulla da rimpiangere e potrò sempre dire di aver conosciuto il perfetto mio incastro!


è venuto così a: tiggei71 erano le ore 17:06 | link | commenti
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venerdì, 06 luglio 2007

SEMPRE LEI!

sempre la donna dei miei sogni... sentila, sentila che dice!!!

 

ieri mancava poco rullassi anche le ante della cucina....

se avessi di fronte un gran cilum o un gran cazzo...

avrei seri dubbi su chi prender in bocca


è venuto così a: tiggei71 erano le ore 15:17 | link | commenti
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