23/12/2006 - torno ad ascoli dopo tempo immemore... Giusto il tempo (e daje co' ste ripetizioni) di vedere la prima vittoria stagionale del picchio contro il chievo (3 pere e tutti a casa) che mio padre mi carica in macchina e da Ascoli ci rechiamo ad offida. Cantina Aurora (dietro mio consiglio fraudolento).
LA CANTINA AURORA è un casolare sperduto sul crinale delle dolci colline picene. Tre i vini che l'azienda produce. Il FIOBBO, che è un bianco particolare. Ma molto buono. Il ROSSO PICENO SUPERIORE (non ricordo se ha un nome oppure è semplicemente denominato così) che è un rosso corposo eccezionale. E poi il vino di punta della cantina, il BARRICADIERO. Annata 2004, 13,5°, tre bicchieri conquistati quest'anno, un rosso ottimamente strutturato che ieri ho assaggiato per la prima volta. Equilibrato, corposo quel che basta e un gusto... cazzo, ma perchè non sono un sommelier??? perchè non mi riesce di usare il loro linguaggio??? Vaffanculo, va! Però, ribadisco il concetto, quello è un signor vino!
Buono, buono, buono. E ancora buono. Okkio a questa cantina, ha già raggiunto livelli altissimi e ha dei prezzi competitivi. E a carnevale, quando tornerò nel piceno, riporterò tante belle bottiglie...
questo lo scrisse giovanni pascoli, questo lo sostengo anch'io:
È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi, come credeva Cebes Tebano che primo in sé lo scoperse, ma lagrime ancora e tripudi suoi. Quando la nostra età è tuttavia tenera, egli confonde la sua voce con la nostra, e dei due fanciulli che ruzzano e contendono tra loro, e, insieme sempre, temono sperano godono piangono, si sente un palpito solo, uno strillare e un guaire solo. Ma quindi noi cresciamo, ed egli resta piccolo; noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare, ed egli vi tiene fissa la sua antica serena maraviglia; noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce, ed egli fa sentire tuttavia e sempre il suo tinnulo squillo come di campanello. Il quale tintinnio segreto noi non udiamo distinto nell'età giovanile forse così come nella più matura, perché in quella occupati a litigare e perorare la causa della nostra vita, meno badiamo a quell'angolo d'anima d'onde esso risuona. E anche, egli, l'invisibile fanciullo, si perita vicino al giovane più che accanto all'uomo fatto e al vecchio, ché più dissimile a sé vede quello che questi. Il giovane in vero di rado e fuggevolmente si trattiene col fanciullo; ché ne sdegna la conversazione, come chi si vergogni d'un passato ancor troppo recente. Ma l'uomo riposato ama parlare con lui e udirne il chiacchiericcio e rispondergli a tono e grave; e l'armonia di quelle voci è assai dolce ad ascoltare, come d'un usignuolo che gorgheggi presso un ruscello che mormora.
O presso il vecchio grigio mare. Il mare è affaticato dall'ansia della vita, e si copre di bianche spume, e rantola sulla spiaggia. Ma tra un'ondata e l'altra suonano le note dell'usignuolo ora singultite come un lamento, ora spicciolate come un giubilo, ora punteggiate come una domanda. L'usignuolo è piccolo, e il mare è grande; e l'uno è giovane, e l'altro è vecchio. Vecchio è l'aedo, e giovane la sua ode. Väinämöinen è antico, e nuovo il suo canto. Chi può imaginare, se non vecchio l'aedo e il bardo? Vyàsa è invecchiato nella penitenza e sa tutte le cose sacre e profane. Vecchio è Ossian, vecchi molti degli skaldi. L'aedo è l'uomo che ha veduto (oîde) e perciò sa, e anzi talvolta non vede più ; è il veggente (aoidós) che fa apparire il suo canto.
Non l'età grave impedisce di udire la vocina del bimbo interiore, anzi invita forse e aiuta, mancando l'altro chiasso intorno, ad ascoltarla nella penombra dell'anima. E se gli occhi con cui si mira fuor di noi, non vedono più , ebbene il vecchio vede allora soltanto con quelli occhioni che son dentro di lui, e non ha avanti sé altro che la visione che ebbe da fanciullo e che hanno per solito tutti i fanciulli. E se uno avesse a dipingere Omero, lo dovrebbe figurare vecchio e cieco, condotto per mano da un fanciullino, che parlasse sempre guardando torno torno. Da un fanciullino o da una fanciulla: dal dio o dall'iddia: dal dio che sementò nei precordi di Femio quelle tante canzoni, o dell'iddia cui si rivolge il cieco aedo di Achille e di Odisseo.
nuvole nere attraversano il cielo da nord-est a ovest... parlano di candore, sanno di neve... verranno da te stanotte e ti culleranno dolcemente... c'è anche un po' di me in quelle nubi. Questo stanotte. Ora però è tempo di buongiorno e allora, mio tesoro, un bacio sulle gote, una carezza ai tuoi capelli e dal calore delle mie mani sulle tue riuscirai a sentire i palpiti del mio cuore. Non temerli, donna, non temerli mai.
ancora un buongiorno regalato alla mia dolce musa
dedicato alla mia musa ispiratrice, che non mi dà amore, ma neppure indifferenza. Un rapporto un po' così. Di amicizia, di amore, di nulla, di tutto. Sostanzialmente, platonico.
Ciao, donna dalle facili emozioni. E' di nuovo venerdì, il tempo vola via ad una velocità impressionante... abbiamo già 36 anni... mi sembra ieri che mia nonna mi accarezzava i ricci... se mi giro a guardare indietro, a volte ho le vertigini, è bello sentirle, ogni tanto, sulla propria pelle... buona giornata un po' così, un po' intrecciata col passato, ma sempre piena di tanta felicità
questa mattina vorrei trasmetterti un mio brivido d'amore. che tu lo recepisca col cervello, che ti percorra tutta la schiena, che scivoli lungo le tue gambe, arrivi ai tuoi piedi poi torni su, ti accarezzi dolcemente il seno e muoia sulle tue labbra